Prima mondiale per la nuova creazione di Mauro Astolfi in Colombia

Al Teatro Municipal di Cali
nuovo progetto per INCOL BALLET
a firma di Mauro Astolfi



Caro Mauro, stai vivendo un momento ricco di grandi successi, uno dopo l’altro, che ti hanno portato in diverse realtà in giro per il mondo, ad esempio Magdeburg e Israele. Mi racconti, a tutto campo, quest’ultime creazioni?

Sì Michele è un periodo veramente importante, forse unico, perché molto difficilmente capitano tre contratti e tre creazioni in sei mesi in tre diverse parti del mondo.

Tra l’altro tutti mondi completamente differenti tra loro. È stato molto faticoso ma ho imparato tantissimo da queste nuove esperienze. In Israele ho lavorato per Israel Ballet su una storia pazzesca ed affascinante che è quella della vita di Edith Piaf, un'artista incredibile.

È stato un successo inaspettato e formidabile, purtroppo non ho potuto seguire le tappe principali, sono stato presente solo in quella di Tel Aviv, per assistere alla reazione del pubblico. Alla fine è stato realmente e fortemente emozionante!

Al Teatro dell’Opera di Magdeburg abbiamo lavorato su una storia contemporanea (non astratta), l’analisi della vita, della paura, della gioia, della malattia, all’interno di un ospedale, un micromondo, un microcosmo dove i rapporti, le relazioni, proprio perché legate al probabilmente provvisorio, alla paura di perdere qualcuno... se stessi… tutto ha assunto il sapore e il colore della verità.

Anche in questo caso, si è innescato un meccanismo magico con i ragazzi della compagnia e il risultato è stato quello di incontrare persone entusiaste che mi fermavano in strada per chiedere quando sarei ritornato… Meglio di così!





Ora entriamo nel dettaglio della nuova collaborazione in atto in questo periodo in Colombia presso il Teatro Municipal di Cali con la compagnia Incol Ballet?

Il lavoro per Incol Ballet si chiama “Alice in the Mysterious house”. Un'idea e una storia completamente onirica e assolutamente da non confondere con Alice nel paese delle meraviglie

Racconto di una ragazza di tutti giorni che torna a casa, e appena si chiude la porta dietro le spalle, non trova più la sua abitazione. Tutto è cambiato, tutto è diverso, come fosse entrata nella casa di un’altra persona. Ci mette un po’ a capire... poi tra incontri, fughe, paure e momenti di profonda confusione realizza che in qualche modo aveva materializzato tutto quello che fino a quel momento non aveva voluto vedere, le sue cose non fatte, i suoi desideri non manifestati, i suoi sogni mai realizzati… e le sue paure mai affrontate!

Incontra strane creature ed esseri che popolano questa casa misteriosa, ci mette un po’, ma scopre il modo di uscirne trovando così la liberazione da tutto questo con l’aiuto di un personaggio stranissimo del quale si innamora. Ma di più non posso rivelare… Per ora!

Il direttore che mi ha incaricato per questa creazione è lo stesso che mi ha commissionato l'evento per il Teatro dell’Opera di Magdeburg, Gonzalo Galguera.






Da dove è partita la tua idea coreografica per lo sviluppo dei movimenti e delle dinamiche?

Le mie idee corografiche, non so da dove provengono... provengono da tutto? Un po’ mi conosci Michele e sai che sono contrario alle definizioni convenzionali e standard, non certo per desiderio di anticonformismo, ma perché al momento stesso che sostengo qualcosa e lo affermo, il giorno dopo, come spesso capita, ci ripenso e mi rendo conto che c’era altro da dire o aggiungere di più giusto o sensato…

Di sicuro ogni volta che entro in sala prove, ogni volta che conosco nuovi danzatori, sono loro che in qualche modo mi suggeriscono, in modo silenzioso, come utilizzarli…

Spesso ho la sensazione di interpretare una loro voglia, o di riuscire a soddisfare una loro curiosità, così come a volte cerco di stare alla larga, e di utilizzare il meno possibile quei danzatori che sempre mediante il “linguaggio del corpo“ ti fanno capire in modo sufficientemente esplicito che se li lasci a riposo… Tutto sommato preferiscono!





Che cosa ritrovi del realismo magico descritto da Gabriel García Márquez nella danza di questi ragazzi colombiani?

La Colombia è incredibile, sicuramente un paese che per tanti aspetti è rimasto a molti anni fa, è circondato, penetrato da una natura di una tale potenza che spaventa.

Tutto in realtà è fortemente delineato, i tratti sono marcati, gli occhi sono intensi, gli odori sono forti, lo smog purtroppo è anch'esso molto intenso a Cali, hai la sensazione che tutto quello che ti circonda sia talmente autentico da non poterlo immaginare diverso.

I danzatori di questa compagnia sono forti, sono fisici, sono carnali e appassionati (ma ci sono le eccezioni, come ovunque).

Il modo di lavorare di questi ragazzi in sala è potente, non fanno una cosa tanto per farla, se è il caso non la fanno proprio.

Parlando in questo caso specifico della compagnia, il loro atteggiamento ti da l’impressione che se sono dentro un'idea ci sono completamente.






Mauro mi vuoi parlare di questi danzatori che hai scelto per la tua nuova ed ultima creazione?

Scelgo danzatori come si sceglierebbe un compagno, una compagna nella vita, puoi essere diverso, pensarla in modo differente su molti aspetti, avere anche gusti diversi, ma possedere un obiettivo forte in comune, più forte di tutti gli altri gusti, di tutte le eventuali diversità, che comunque fanno sempre bene.

Se si capisce, se ci si capisce di avere un interesse forte in comune, di possedere lo stesso progetto, tutto quello che ne viene fuori sarà sicuramente magico.

Ho allontanato da questa compagnia, un danzatore dopo pochi giorni, perché era chiaro che i nostri progetti erano radicalmente diversi. È un fatto di affinità, più passa il tempo e più la scelta dei danzatori nella mia compagnia, come nelle compagnie dove lavoro in qualità di ospite, è sempre più fortemente determinata dalla necessità di avere un empatico progetto condiviso.

A parole sono tutti appassionati, tutti interessati, tutti hanno scelto la danza come l'aspetto più importante della loro vita… Molti scopriranno che questo non è affatto vero!! Io cerco e spero sempre di lavorare con tutti gli altri.






Da quali altre personalità creative sei affiancato per la realizzazione dei tuoi lavori?

Una persona insostituibile che crea tutti o quasi i progetti di illuminazione dei miei lavori è Marco Policastro, Lighting designer di fama internazionale con il quale collaboro per "Spellbound Contemporary Ballet" da oltre quindici anni.

Con Marco riesco sempre a dare il punto mancante ai miei lavori, qualche volta per esigenze del teatro che mi ospitava, non sono riuscito ad avere il progetto luci realizzato da lui, e tutto è stato diverso, più complesso e meno efficace, nel senso che l’importanza di una illuminazione creativa, è quella di riuscire ad arrivare a sentire l’esigenza del coreografo in profondità... 

Policastro, lavora e ha lavorato in progetti e compagnie in tutto il mondo, e quando ci si ritrova a collaborare per la stessa creazione per me già significa aver trovato un senso in più per il mio lavoro. Marco ha realizzato il disegno luci anche di questa coreografia in Colombia.

Ormai per scherzare, in questi giorni, abbiamo coniato la definizione “luci di Marco Policastro” “buio di Mauro Astolfi”.

NICOLE GHOST 

NICOLE


LEONARDO


PUPPET ED EVA

LEONARDO E DAVIDE


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